2memoriaLa memoria per tramandare le conoscenze

L’origine delle tecniche di memoria è molto antica e il motivo per cui si è giunti a elaborare strategie di questo tipo è il riconoscimento del ruolo fondamentale della memoria nell’evoluzione della specie: l’uomo non avrebbe mai potuto arrivare  in vetta alla catena alimentare e progredire nel corso dei secoli se non avesse fatto sue tutte le esperienze necessarie a superare le difficoltà, generazione dopo generazione.

La memoria non è solo conoscenza, è anche istinto e esperienza.

Nelle antiche società, la cultura veniva tramandata oralmente dagli anziani ai giovani; quando ancora non esisteva la parola scritta o era appannaggio di pochi, l’unico modo per imparare era ascoltare i racconti degli anziani, i saggi, da sempre custodi di ricordi e tradizioni.

Il ripetersi delle situazioni, il susseguirsi delle stagioni, la ciclicità dei periodi storici ed economici sono la ragione per cui ricordare un’esperienza precedente aiuta a superare le difficoltà.

Fino all’avvento della carta stampata, e alla possibilità diffusa di “leggere la cultura”, l’unica chance per apprendere era dunque “ascoltare la cultura” stessa.

Anche le religioni si sono avvalse di questo sistema per catechizzare i seguaci.

È per questo motivo che nel corso dei secoli sono nate e si sono affinate le strategie per migliorare il ricordo delle informazioni: perché ricordare significava vivere.

Simonide di Ceo, vissuto tra il VI e il V secolo a.C., donò un enorme contributo in tal senso, dando avvio alla comprensione di uno dei meccanismi basilari del funzionamento della memoria.

Nessuno sa se sia avvenuto davvero, ma si racconta che il poeta fosse stato invitato a un banchetto in occasione dei giochi olimpici affinché recitasse alcune sue opere.

Una volta terminata la declamazione, si allontanò dalla sala in cui si svolgeva il banchetto. Così facendo si salvò dall’improvviso crollo del soffitto. Le macerie avevano sepolto la maggior parte degli invitati rendendoli irriconoscibili.

Desiderando dare ai propri cari una degna sepoltura, i parenti delle vittime chiesero aiuto al poeta che, ricordando la posizione dei commensali durante il banchetto, riuscì a risalire alla loro identità.

Fu così che Simonide notò una relazione tra le immagini e la capacità di ricordare: l’associazione tra i posti a sedere e i visi dei partecipanti era stata la chiave per accedere al ricordo.

Una volta capito il meccanismo, era necessario ripetere l’esperimento per verificarne la validità.

Successivamente per ricordare altre informazioni, Simonide si servì dello stesso stratagemma, trasformando lo scenario e creando quella che, in seguito, verrà chiamata “tecnica delle stanze”. Questa strategia è talmente efficace che viene tuttora insegnata e applicata.

Ci furono numerosi altri autori che dedicarono i propri sforzi e i propri scritti a tale argomento: Aristotele fu uno di loro, così come Cicerone e Quintiliano.

L’arte della mnemotecnica trovò molti sostenitori fra i greci, che peraltro le fornirono anche un’origine mitica, facendo di Mnemosine la dea della memoria.

Anche i romani si avvalsero di strategie di questo tipo, utilizzandole particolarmente nell’ambito delle orazioni, di cui Cicerone fu il maestro. Esponente di un’agiata famiglia dell’ordine equestre, Cicerone fu un celebre filosofo, avvocato e scrittore latino, nonché uomo politico dell’ultimo periodo della Repubblica.

La “tecnica dei loci”, trae origine proprio da questo eccelso oratore, del quale tutti conoscono le grandi capacità retoriche. Forse però non tutti sanno che per tenere discorsi così efficaci e persuasivi si serviva di strategie specifiche.

Le due arti più diffuse al tempo di Cicerone era la retorica e l’oratoria.

La retorica, l’arte del dire, rappresenta la teorizzazione dell’oratoria, ossia del modo in cui viene organizzato un discorso, secondo il criterio per il quale a una proposizione segue una conclusione, con lo scopo di persuadere, di convincere uno specifico uditorio di una specifica tesi.

L'oratoria era un’abilità importante nella vita pubblica e privata in Grecia e nell’antica  Roma. Durante il Medioevo e il Rinascimento quest’arte divenne parte di una "educazione completa", nonostante fosse generalmente riservata agli ambienti ecclesiastici.

La grande complessità della sola struttura di un discorso e delle modalità di esposizione, richiedevano l’applicazione di strategie specifiche, oltre che naturalmente di grande personalità e pratica. Del resto si tratta delle caratteristiche necessarie al successo di ogni attività: preparazione, contenuto e applicazione.

Non c’è da stupirsi se si è ritenuto importante utilizzare tecniche che permettessero di migliorare le proprie performance mnemoniche nel campo dell’oratoria.

Nell’opera De Oratore, Cicerone mette in evidenza la capacità di ricordare in modo più efficace gli avvenimenti che abbiano un forte impatto sui sensi: vista, olfatto, tatto, gusto e udito.

Le sensazioni e le emozioni sono il miglior metodo per fissare nella mente ogni tipo di informazione, sia volontariamente che involontariamente.

Cicerone utilizzò questi principi a proprio vantaggio, creando una tecnica che potesse essere applicata per ricordare la “scaletta” del discorso.

La semplicità e l’efficacia di tale strategia rivela la motivazione per cui dall’antichità è arrivata fino ai giorni nostri, abbattendo le resistenze comuni nei confronti della memorizzazione di una grande quantità di informazioni.

Cicerone, così come molti altri, sottolineava l’importanza della memoria come fonte di possibilità; conoscere e comprendere sono elementi fondamentali per aumentare le prospettive di percezione della realtà. La diversa prospettiva è ciò che ha reso tali alcune grandi menti del passato. Cicerone poneva enfasi anche su un altro aspetto molto: la mente deve essere tenuta in allenamento.

La tecnica da sola non basta; non è sufficiente per avere una memoria poderosa, è necessario tenersi sempre in esercizio.

Un buon atleta non è colui che ha le potenzialità per vincere, ma colui che le usa per ottenere la vittoria. Nel corso del tempo le tecniche vennero utilizzate per gli scopi più disparati e si adattarono alle esigenze di coloro che le applicavano; non furono più solo appannaggio di studiosi e oratori ma di tutti coloro i quali avevano il desiderio di ricordare qualcosa.

Giordano Bruno scrisse riguardo a una tecnica mnemonica piuttosto complessa adottata dai frati domenicani, che si basava su principi simili a quelli decritti finora ma che utilizzava un diverso punto di riferimento, lo Zodiaco.

Con il passare dei secoli le figure professionali e non che si sono avvalse di tali strategie sono diventate via via più numerose. Se nell’antichità se ne servivano solo i professionisti dell’arte oratoria a fini giuridici, politici e a volte di intrattenimento, al giorno d’oggi tali tecniche sono a disposizione di molte più categorie e per molti più scopi.

L’introduzione della carta stampata ha provocato un enorme cambiamento nel mondo della memoria; tutto ciò che fino a quel momento era custodito nella mente di pochi, era ormai alla portata di tutti. Come però già temeva Cicerone, in parte a ragione, la mancata necessità di “ricordare” può portare al disuso della mente e alla diminuzione della capacità di ricordare.

Non tralasciamo l’importanza dell’aumento dell’alfabetizzazione: l’obbligo e al tempo stesso il diritto all’istruzione, liberano l’individuo dalla schiavitù dell’ignoranza.

Le nuove generazioni danno per scontate molte cose e la cultura è tra queste, ma fino a qualche decennio fa, nel nostro paese, numerose persone non avevano la possibilità di studiare e apprendere quelle nozioni che la maggior parte dei giovani d’oggi considera basilari.

Attori, studenti, dottori, giuristi, sono solo alcuni esempi di persone che, ad oggi, si appoggiano alle tecniche di memoria; la sempre crescente mole di informazioni da apprendere come la sempre presente competizione professionale e personale fra gli individui sono solo un paio di esempi del perché siano necessarie.

Intorno alla metà del secolo scorso ci fu un caso particolarmente interessante.

Il giornalista russo Seresevskij, nonostante ricevesse spesso dettagliate informazioni sui proprio compiti e pur non prendendo mai appunti, portava sempre a termine i suoi incarichi con grande precisione. Inoltre era in grado di ricordare parola per parola conversazioni avvenute molto tempo prima, e addirittura una formula molto complessa e senza alcun senso, a distanza di 15 anni!

Il suo responsabile, accortosi di ciò, lo accompagnò da uno specialista che lo sottopose a innumerevoli esperimenti di difficoltà sempre crescente, fino a che non svelò la fonte di tali capacità, ovvero la sua inclinazione a tradurre, in tempi brevissimi, ogni cosa in immagine; ciò gli permetteva di ricordare con estrema precisione qualsiasi particolare.

Il suo unico problema era opposto a quello della maggior parte delle persone: aveva difficoltà a dimenticare, la sua mente era colma di informazioni, a volte inutili, che non riusciva a eliminare.

A questo pose rimedio immaginando una lavagna su cui scrivere le informazioni da “dismettere” che poi venivano fisicamente cancellate, sempre nella sua mente. Dopo avere “scoperto” queste sue doti, Seresevskij divenne mnemonista di professione e come tale ebbe grande successo.

Le metodologie di apprendimento rapido sono solo un semplice mezzo per riappropriarsi delle naturali capacità umane.

freccinaDalla Grecia ai tempi nostri

freccinaDa tecniche di memoria a metodi di apprendimento rapido


 

 

Numero Verde

9:00-18:00
Lunedì - Venerdì





Skype: apprendimentorapido

9:00-13:00 / 14:30-18:00
Lunedì - Venerdì